Il modello di crescita economica fino ad ora adottato si basa sul concetto del “tempo preso in prestito”. Un’ottica che vede il prendere, produrre e buttare come motto da perseguire per ottenere vantaggi economici.

Un sempre più crescente sistema di estrazione di materie prime ha portato ad una sovrabbondanza di oggetti.  Questi hanno aumentato l’indifferenza nella loro dismissione e la smania di acquisto di prodotti nuovi e all’avanguardia. Questa produzione tuttavia sta già rallentando a causa della sua insostenibile natura che non tiene conto dei limiti del nostro pianeta. Siamo gli unici esseri viventi che vanno controcorrente rispetto ai meccanismi di circolarità della natura: dove nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto viene utilizzato, reinserito, rigenerato.

Con queste premesse, sempre più urgentemente, bisogna spostarsi da un modello lineare ad uno di tipo circolare.

Nel dettaglio, un’economia circolare è un sistema:

  • che riqualifica gli scarti
  • fa impiego di energia rinnovabile
  • elimina l’uso di sostanze chimiche tossiche
  • punta all’eliminazione dei rifiuti

Questi punti sono ottenuti attraverso un’attenta progettazione di materiali, semilavorati, prodotti, sistemi e modelli di business.

 

Ma cosa sono i materiali circolari?

I materiali dell’economia circolare vengono globalmente riconosciuti nel 2016 con il conio del termine “Circular Materials” che ha cominciato a circolare dopo la prima conferenza in Svezia dedicata a questo tema. I materiali circolari si basano sulla fornitura di input di risorse completamente rinnovabili, riciclabili o biodegradabili. Attraverso tale modello, le aziende sostituiscono l’approccio lineare ed eliminano gradualmente l’uso di risorse ridotte, limitando allo stesso tempo gli sprechi.

Il materiale è inteso quindi come materia prima con un valore non limitato all’uso e consumo, ma considerato come un bene prezioso. Rifacendoci alla classificazione del libro “Neomateriali nell’economia circolare (Pellizzari A.; Genovese E.)”. Tra i vari materiali circolari andiamo ad analizzare i materiali provenienti dalle “miniere urbane ed industriali”. Si è optato per l’analisi di questa categoria poiché questi materiali sono i principali con i quali entriamo a contatto ogni giorno. Questi rappresentano la quasi totalità dei rifiuti che cestiniamo quotidianamente. Parlare di questo gruppo può aiutarci a capire il valore degli scarti e il valore che questi acquisiscono attraverso il riciclo.

I materiali circolari neo-classici

Questi materiali sono denominati Neo-Classici, in quanto rifiuti già da tempo non più introdotti in discarica. Questi materiali non sono rinnovabili o biodegradabili, per natura o per trattamenti subiti, sono quindi reimmessi attraverso la catena del riciclo. Questa categoria di materiali include tutti quei materiali riciclati ormai entrati a far parte delle filiere come materie prime seconde. Queste ultime prodotte con scarti e rifiuti di materia usata.

Possono essere divisi in materiali:

  • pre-consumo, ossia materiali di scarto derivati da lavorazioni precedenti all’immissione del prodotto sul mercato.
  • di post-consumo, ossia materia prima ricavata dal prodotto a fine vita e dal suo packaging.

I processi di reintroduzione sono differenti in base ai materiali ai quali facciamo riferimento. Tuttavia semplificando i processi l’iter delle materie prime seconde è il seguente:

  • il trasporto e lo stoccaggio, ogni tipologia di materiale deve essere gestita da centri;
  • specializzati nel trattamento di tale materia;
  • il disassemblaggio del prodotto, per l’individuazione di materiali non conformi;
  • la selezione, per separare gli elementi utilizzabili. Il valore tecnico ed economico del materiale aumenta quanto più è definita la selezione per tipologia e qualità;
  • la divisione in peso, forma, colore e composizione, al fine di ottenere un insieme omogeneo;
  • la pulizia e il lavaggio da contaminanti;
  • la riduzione in granuli per rendere i materiali adatti al riciclo;

Le filiere più comuni si concentrano sul riutilizzo di vetro, metalli, legno, carta, materie plastiche e tessili.

 

Il vetro e i metalli

Spesso si pensa che i prodotti da riciclo siano meno performanti e di scarsa qualità. Questo non corrisponde al vero per vetro e metalli (acciaio ed alluminio in particolare). Questi vengono definiti materiali “permanenti”, anche se sottoposti più volte a riciclo, mantengono quasi nullo l’impatto sulle loro performance. Oltre a ricreare prodotti del tutto identici a quelli di partenza, guadagnano in termini di costi energetici, minori rispetto all’estrazione di materia vergine. Prendiamo banalmente in analisi il riciclo di una lattina di alluminio. La scelta di questo processo, piuttosto che la produzione di un nuovo prodotto, permette di risparmiare una notevole quantità di energia (una lampadina di 100 watt accesa per quattro ore o la TV per tre). In più non si utilizza nuova bauxite, un minerale che ha come scarto di lavorazione i fanghi rossi, altamente inquinanti.

Alcuni progetti realizzati attraverso il riciclo di questi materiali sono:

RE:CYCLE EDITION (Velosophy, 2019)

Bicicletta prodotta utilizzando alluminio riciclato dalle capsule caffè Nespresso. Le capsule usate vengono inviate ad un impianto specializzato dove sono rielaborate per consentirne il riutilizzo: l’alluminio viene fuso e utilizzato per lattine per bevande biciclette e ricambi per auto veicoli.

TRENDING TERRAZZO (Bottle-up, 2017)

Collezione di prodotti formati utilizzando rifiuti di vetro abbandonati dai turisti di Zanzibar. Il materiale decorativo è composto in cemento bianco e vetro, in cui si possono vedere piccoli componenti colorati. E’ realizzato con il 35% con rottame di vetro di scarto.

 

 

Il legno e la carta

I materiali di origine naturale da fonti di rinnovabili come il legno e la carta soffrono maggiormente le fasi del riciclo. Basti pensare che a differenza di vetro e metalli, le fibre della carta possono essere riciclate fino a 7 volte. Questo accade in quanto ad ogni lavorazione subita le fibre diventano sempre più corte e deboli fino ad arrivare alla degradazione. La destinazione finale delle fibre di carta sarà il compostaggio o la più comune termovalorizzazione. Per quanto riguarda il legno invece gli scarti vengono adoperati nella composizione di prodotti adatti a sfruttare le proprietà delle fibre. Esempi comuni possono essere la polpa per pannelli o il truciolare per mdf, introducendo il legno nel settore dell’arredamento e allungando la sua vita.

Esempi di progetti nei quali sono stati adoperati legno e carta recuperati sono:

CAUDEX (Dagwood s.a.s., 2016)

Un sandwich di materiale cellulosico e sfridi delle lavorazioni di legno. Nasce per garantire nuove esplorazioni nel settore del packaging, allestimento, rivestimento e design. E’ realizzato senza che nessun albero venga abbattuto,  utilizzando essenze pregiate dalle dimensioni non adatte alla produzione standard.

PAPER TILE (Dear Human, 2014)

Piastrelle di carta realizzate in carta riciclata. Le piastrelle sono dure come tavolame, leggera e possono essere stampate dipinte come carta. Sono facili da installare e hanno grande qualità fonoassorbenti. La carta utilizzata per questi prodotti al 100% post consumo, tra cui carte per ufficio, disegni architettonici, manuali ed opuscoli. La carta viene triturata, schiacciata e quindi poi pressata in pannelli. Questi sono essiccati, ed una volta asciutti, vengono tagliati.

 

 

Le materie plastiche

Più complicato risulta invece il riciclo delle materie plastiche a causa dell’impatto ambientale che le contraddistingue. Tale problematica si riscontra soprattutto nel caso dei polimeri termoindurenti: in questi la reticolazione blocca il reticolo molecolare impedendo una nuova fusione una volta formato. A tal motivo per questi è previsto il riciclo meccanico. Per quanto riguarda invece le plastiche poliaccoppiate o per i mix plastici si opta per la termovalorizzazione, a causa dell’alta difficoltà di separazione delle differenti parti. Tra i materiali plastici più riciclati e riciclabili ricordiamo il PET che può diventare fibra tessile e granulato per polimeri di riciclo (R-PET)

Nel campo della progettazione con tali materiali da riciclo possiamo nominare le aziende:

WEAVER GREEN

Si occupa della produzione di tessuti per interni creati da filati provenienti interamente da bottiglie di plastica usata. I tessuti robusti sono simili alla lana grezza, al cotone o al lino. Un singolo prodotto può contenere da 50 a 750 bottiglie di plastica riciclata. Il materiale è impiegato in diversi ambiti, dalle borse impermeabili ai tappeti lavabili.

BELLROY

Con la sua linea Recycled Ripstop fa uso di un tessuto prodotto al 100% da plastica proveniente dal riciclo di bottiglie di PET. Il tessuto tipo Canva offre una sensazione naturale al tatto ma allo stesso tempo è altamente resistente all’usura. Le bottiglie vengono macinate in trucioli, fuse e filate in una forte fibra di poliestere, quindi intrecciate in un tessuto durevole.

 

 

I tessuti

La maggior parte dei tessuti risulta di difficile dismissione a causa della difficoltà di separazione e delimitazione della miscela delle materie prime che li compongono. I tessuti, se gettati in discarica, impiegano tantissimo tempo per decomporsi. Le fibre naturali possono impiegare centinaia di anni per disfarsi e rilasciano durante il processo metano e Co2 nell’atmosfera, mentre le fibre sintetiche non si decompongono affatto.

I processi di riciclo principali sono due:

  • processo meccanico, ma solo a seguito di diverse fasi di utilizzo sottoforma di prodotti di seconda mano.
  • riutilizzo, dopo aver subito un “downgrade” in imbottitura, feltri e pannelli acustici.

È possibile però prevedere soluzioni a monte che reimpiegano materia prima di scarto. Esempio è il cotone rigenerato, spesso usato in sostituzione a quello vergine, più dispendioso in termini di spreco di acqua.

Applicazioni alternative di tessuti ed indumenti dismessi sono:

DENIMX (Denim X, 2013)

A partire da jeans obsoleti sono realizzati alcuni prodotti di alta qualità per l’industria del mobile, dell’illuminazione, della valigeria e dell’automotive. Il materiale è frutto della combinazione di fibre di jeans riciclate e materie plastiche a base biologica. La composizione può essere ottimizzata per essere rigida, resistente, leggera, spessa o sottile. Le singole fibre riciclate sono visibili e le loro qualità visive sono preservate.

NAU RECYCLED DOWN COLLECTION (NAU, 2015)

Linea di abbigliamento invernale realizzata a partire da piumini e cuscini di recupero. L’imbottitura e le piume vengono rimosse, per poi essere pulite ed ordinate in base alla loro qualità. Il materiale ha le stesse specifiche di un piumino vergine ed identiche caratteristiche prestazionali.

Conclusioni

I nuovi materiali e i nuovi prodotti della circolarità, rispetto al passato, prestano particolare attenzione a tutta la filiera: dalle materie prime, all’ideazione e alla produzione finale, aspetti che in materiali di uso comune spesso non vengono trattati e definiti. I materiali circolari rappresentano una delle principali vie da percorrere nel perseguimento di una maggiore sostenibilità progettuale e produttiva,

Ma le domande che dobbiamo porci sono: La produzione è pronta a questo tipo di cambiamento? I consumatori sono disposti a spendere di più in funzione della sostenibilità? Le aziende sono disposte ad investire nella ricerca di nuove soluzioni circolari?

 

 

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