Frutta e verdura nei materiali innovativi: ricerca e sviluppo, sperimentazioni e produzioni

Arance, uva, ananas, ciliegie, kiwi… la frutta di stagione si trasforma per dare vita a materiali innovativi ed attenti al nostro ambiente. Molte sono le aziende, le piccole imprese e i centri di ricerca che utilizzano gli scarti della produzione industriale della frutta (e della verdura) per la realizzazione di nuovi materiali.

Le vinacce sono utilizzate dall’azienda Vegea Srl per la fabbricazione di tessuti a base naturale: si tratta di sottoprodotto della lavorazione dell’uva che già si trasfroma in materia prima per la produzione della grappa. Il processo produttivo prevede l’estrazione di un olio dai semi delle vinacce, olio che viene polimerizzato secondo specifiche lavorazioni.  Le bucce e i raspi sono trasformati in un compound che poi è trasformato secondo i tradizionali processi di lavorazione delle materie plastiche, in un filato e quindi tessuto. Il materiale ottenuto diventa un’alternativa ai tessuti di origine polimerica, già applicato nel settore automotive, dell’abbigliamento e dell’arredamento. Anche l’azienda Fruitleather di Rotterdam sta sviluppando un materiale simile alla pelle, a partire scarti del  mercato ortofrutticolo (frutti scartati e avanzati). Il progetto vuole affrontare e cercare di risolvere, almeno in parte, il problema del cibo gettato via, pari a circa 1,3 miliardi di tonnellate all’anno in tutto il mondo.

Arance, ananas, kiwi, carciofi si trasformano in filati, tessuti, packaging e carte

La frutta vede dunque “una nuova vita” nella produzione di nuovi materiali: gli agrumi si trasformano in fibre, l’ananas diventa un tessuto, gli scarti di kiwi, mandorle, nocciole diventano carta…

La giovane azienda Orange Fiber produce, a partire dal pastazzo d’agrumi, ossia il sottoprodotto risultante dalla produzione industriale del succo di agrumi, filati utilizzati per tessuti “vegetali” che vedono già oggi applicazioni nel settore della moda. Foglie di ananas si trasformano in un tessuto-non tessuto (Piñatex), recuperando un’antica tecnica di lavorazione delle Filippine per la produzione di accessori per le donne del luogo. Carte colorate contengono sottoprodotti di lavorazioni agro-industriali (ad esempio kiwi, agrumi, ciliegie, nocciole, mandorle, ecc.) (Carta Crush) che, nel caso dell’azienda Favini, rappresentano circa il 15% della cellulosa, normalmente proveniente da albero.

Ma questo non è il solo esempio di recupero e utilizzo degli scarti di prodotti alimentari: nuovi tessuti, nuove plastiche e nuovi compositi sono prodotti a partire da scarti della lavorazione di banano, carciofi, ma non solo.

Il team Smart Materials dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ha sviluppato un progetto dedicato al recupero dei carciofi invenduti (per adesso presso il mercato ortofrutticolo di Genova). Questi scarti danno vita a packaging per frutta e verdura, in plastica biodegradabile. Il progetto è stato presentato a Berlino, durante l’evento “The new life of fruits and vegetables – bioplastic packaging and circular economy”.

La frutta e la verdura diventano dunque un ingrediente fondamentale non solo per la creazione di gustosi piatti o bibite, ma anche per la produzione di materiali innovativi!

Sfogliando l’archivio materiali di MATto si potranno trovare altri materiali che utilizzano i sottoprodotti della produzione agroalimentare nella loro composizione.

Vi raccontiamo qualcosa a proposito di nuovi materiali anche nell’articolo Funghi, nel mondo dei materiali delle meraviglie e Bioplastica, la nuova frontiera per i nostri occhiali?

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