SOSTENIBILITÀ DEL LIBRO: DALLA CARTA PIANTABILE AGLI INCHIOSTRI RICAVATI DALLE VERDURE

Per essere sostenibili e, allo stesso tempo, sostenitori dello stampato occorre scendere a compromessi. Ciò di cui si ha bisogno è un ripensamento anche in termini ecologici del libro, garantendo allo stesso tempo un prodotto più vicino ai nostri sensi. Gli ultimi trend, infatti, parlano di un aumento dell’interesse dei consumatori nei confronti di prodotti più “caldi” che comunichino attraverso il materiale di cui sono composti.

Non dimentichiamo, poi, che sarà ugualmente importante ripartire da un’ecologia della comunicazione, prediligendo contenuti e contenitori di maggiore qualità.

 

LE CERTIFICAZIONI

Per garantire un utilizzo rispettoso della materia prima e dell’intera catena di fornitura occorre appoggiarsi a fornitori sensibili al tema. Certificazioni quali FSC o PEFC sono garanti di una gestione etica a partire dall’estrazione della materia prima fino al prodotto finale. Oltre ad assicurare che il materiale provenga da foreste certificate, il marchio PEFC tutela anche i diritti dei lavoratori lungo tutto il processo di produzione.

 

LE CARTE

La scelta della carta può contribuire in modo significativo all’impatto ambientale di un prodotto editoriale. Il supporto di stampa, inoltre, è un elemento di fondamentale importanza nella comunicazione stampata: esso veicola il messaggio e restituisce al prodotto finale matericità ed effetto visivo.

Shiro – Alga Carta, Favini

La composizione, la ruvidità e il grado di brillantezza (o grado di bianco) della carta sono i parametri che occorre scegliere con cura se si desidera mantenere una composizione ed un effetto meno artificiale. Il processo di sbiancamento che deve subire la carta per arrivare al grado di bianco desiderato è particolarmente aggressivo per le fibre di cellulosa. Le carte naturali (o uncoated, a fibra nuda) contengono inclusioni, essendo derivate da fonti di riciclo (come, ad esempio, le carte certificate Selected Secondary Fibers, che impiegano fibre secondarie di riciclo sia pre-consumer che post-consumer). Esse avranno minore capacità di riflettere la luce e saranno perciò meno brillanti. Allo stesso tempo, però, aumenterà la leggibilità dei testi evitando l’affaticamento durante la lettura. Esistono diversi metodi per il controllo del grado di bianco nella carta: i più diffusi sono l’ISO 2470 e il CIE Whiteness (ISO 11475:2004). 

Il tatto, elemento che garantisce memoria sensoriale, è uno dei driver che stanno guidando la ricerca degli ultimi tempi. Il processo di marcatura, ad esempio, garantisce maggiore corpo e profondità alla carta grazie alla texture dalla leggera direzionalità che tende ad accentuare il naturale movimento delle fibre. La sua caratteristica macroporosità non riesce a garantire una resa di stampa brillante, ma anzi un aspetto piacevolmente imperfetto.

Favini

La cartiera italiana Favini ha da tempo dato il via a una produzione di carte a partire da scarti di produzione, in un’ottica di economia circolare. Dal progetto Alga Carta degli anni ’90 per risanare la Laguna di Venezia dalle alghe infestanti, alla gamma Shiro Tree Free realizzata senza cellulosa da albero, si arriva fino alla linea Crush che utilizza anche residui agro-industriali. Insomma, un ciclo produttivo che conferisce alla carta profumi, cromie e sensazioni tattili (escrescenze, ruvidità, scorrevolezza) inusuali ma stimolanti, oltre a ridurre la carbon footprint. 

Nel progetto From Venice with Algae del designer Pablo Dorigo Sempere, a partire da Alga Carta di Favini, è nata una linea di francobolli con l’obiettivo di comunicare la bellezza e il valore della carta “imperfetta” in tutto il mondo.

From Venice with Algae, Pablo Dorigo Sempere – Alga Carta, Favini

Fedrigoni

Anche l’azienda Fedrigoni è impegnata da anni in un processo di miglioramento in termini di sostenibilità nella produzione. Oggi produce carte utilizzando il 23% in meno di COD (Domanda Chimica di Ossigeno), un indicatore della qualità delle sostanze biodegradabili nelle acque impiegate in produzione. Si impegna a limitare progressivamente le emissioni di C02 (-7% negli ultimi 6 anni), oltre a permettere un risparmio energetico fino al 30%: grazie agli impianti di cogenerazione alimentati a gas metano, infatti, l’energia termica prodotta viene recuperata e riutilizzata. 

Bio Cycle – Chlorophyll Blattgrün, Gmund

Tra i prodotti più interessanti troviamo le carte della gamma Materica che, come suggerisce il nome puntano tutto sulla composizione, l’effetto visivo e quello tattile. Di rilievo anche Freelife, che nella sua versione Cento garantisce il 100% di fibre di riciclo.

Altri casi

Dalla collaborazione tra G.F. Papers e CupCycling™ nasce la carta Extract, ottenuta a partire dal riciclo di tazze da caffè e pensata per ridurre la quantità di rifiuti. Ogni foglio da 380gsm “estratto” contiene almeno 5 tazze di caffè dalle quali è stato recuperato il 90% di materiale. E ancora Bio Cycle di Gmund con la sua evidente essenza green. E Growingpaper che offre un’ampia varietà di spezie e verdure con la sua carta piantabile.

 

 

GLI INCHIOSTRI

Come sappiamo, anche gli inchiostri possono avere grande impatto ecologico nella produzione di uno stampato. Conviene, dove possibile, favorire l’utilizzo di materie di origine naturale e contenenti meno sostanze tossiche che ostacolano spesso il riciclo. Occorre fare attenzione non solo al pigmento, ma anche a veicoli e additivi che vengono regolati da certificazioni come Heavy Metal Absence.

Le tradizioni di alcuni paesi, soprattutto arabi e asiatici, insegnano che sono parecchi gli alimenti e i vegetali che costituiscono una possibile fonte per la creazione di tinture vegetali. Dallo zafferano, ad esempio, si può produrre il giallo, dall’aloe il marrone. Dall’Indigofera Tinctoria è possibile creare l’indaco, così come dalle Noci di Galla delle querce si può trarre un inchiostro scuro. In questo modo l’utilizzo di materie prime naturali diventa quasi ancestrale: la designer Ludovica Canzutti con il suo progetto sperimentale Estratto ci mostra come, a partire da scarti di produzione del suo orto, piante e verdure riesce a produrre inchiostri vegetali.

 

LA RILEGATURA

Non trascurabile, infine, la rilegatura: l’utilizzo di colle, parti in plastica o metallo, rende più difficile il riciclo a fine vita oltre che aumentare la produzione di materiali poco ecologici. Occorrerebbe prediligere invece rilegature libere e cuciture in tessuto, come vuole l’arte della legatoria giapponese Watoji.

Un recente studio ha dimostrato che è possibile creare una colla biobased ad alta tenuta: a partire da una miscela di nanocristalli di cellulosa e acqua, senza l’utilizzo di solventi tossici, viene creata una colla dalla capacità paragonabile alla Superglue attraverso un processo di produzione relativamente semplice e a basso costo.

 

Conclusioni

L’utilizzo di materiali naturali o riciclati rende il prodotto finale estremamente variabile e unico, se non corretto con agenti chimici. In un mercato che richiede, invece, la massima standardizzazione, riuscirà a farsi strada un’editoria attenta a ritrovare un vero legame con la natura e la persona?

 

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In copertina: Schloss Hollenegg design exhibition Walden 2020 | Photo: Simone Sandahl | Graphic Design: Kaj Lehmann & Dorothee Dähler

 

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